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Calcio Professionistico 2009/2010
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L'incubo è finito. Dopo un girone d'andata decisamente deludente, anche per colpe non sue, Robert Acquafresca può finalmente godersi qualche attimo di serenità.Tornato al Genoa nel giro di attaccanti che ha portato Nicola Amoruso all'Atalanta ed Hernan Crespo al Parma, ora l'ex centravanti del Cagliari può esclusivamente concentrarsi su ciò che sa far meglio: buttare la palla in rete.
Ieri, nell'esordio dal primo minuto in rossoblù contro il Chievo, ci è pure andato vicino, immediatamente, nelle prime battute di gioco, con un destro sporcato da Yepes, sfortunatamente per lui però l'intervento di Mantovani sulla linea di porta gli ha strozzato l'esultanza in gola. E' stata comunque una “prima” positiva, con qualche segnale di fatica e appannamento nella seconda metà della ripresa, fisiologico per chi non gioca una partita intera praticamente dalla passata stagione, sufficiente comunque a strappare a mister Gasperini elogi convinti: “Robert ha stoffa, appena sarà recuperato a pieno ci regalerà parecchie soddisfazioni”.
La carriera di Acquafresca, papà italiano e mamma polacca, inizia come per buona parte dei calciatori professionisti nei campi di paese, Alpignano per la precisione, ma già a nove anni viene scovato dai dirigenti del Torino, tanto da entrare subito a far parte del presigiosissimo (allora) settore giovanile granata. Fa tutta la trafila, fino ad esordire nel campionato primavera (14 presenze e 2 goal), il salto in prima squadra a questo punto appare quantomeno prossimo, ma il fallimento dell'estate 2005 svincola di fatto tutti i giocatori, così Robert è libero di accasarsi dove preferisce. L'Inter non si fa pregare e lo tessera immediatamente, cedendo poi metà del cartellino al Treviso per valorizzare al meglio il giocatore: esordisce in serie A con la maglia dei veneti proprio nel giorno del suo diciottesimo compleanno, anche se non arriveranno goal nelle altre sette presenze e la squadra prima di Ezio Rossi e poi di Bortoluzzi saluterà dopo appena una stagione la Serie A. L'anno seguente. In B, ecco la prima tripletta e undici reti totali messe a segno in trentacinque incontri, bottino ottimo per un ragazzo di appena 19 anni.
L'Inter rileva la totalità del cartellino cedendo di nuovo la metà, questa volta al Cagliari, e nella terra dei quattro mori saranno stagioni magiche, soprattutto quella del 2008/2009 (14 le reti poste sugli almanacchi), quando alla guida dei sardi arriva dal Sassuolo Massimiliano Allegri, freschissimo vincitore della Panchina d'oro, riconoscimento assegnato dai colleghi allenatori al miglior tecnico della stagione precedente. Una squadra che punta sui giovani come il Genoa, intuisce subito la bravura e le potenzialità di Acquafresca, chiedendolo all'Inter nel maxi-affare che porterà a Milano la coppia Milito e Thiago Motta. L'operazione va in porto, ma la presenza in rosa di due prime punte come Floccari e Crespo impedirebbe ad Acquafresca di giocare con la necessaria continuità, quindi di comune accordo viene ceduto in prestito all'Atalanta, esperienza sfortunata trascorsa tra infortuni (una sola presenza da titolare e una rete all'attivo) e prestazioni opache. Vedere un proprio investimento svalutato in questa maniera mette in allarme il Genoa, tanto da richiamarlo subito nel mercato di gennaio.
Ora tocca a Robert far sognare i tifosi genoani e conquistare la maglia azzurra, già vestita ventuno volte (11 le reti) con successo tra under 21 e Nazionale olimpica. Le potenzialità ci sono davvero tutte.
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